Per un Tempo Vivo

  1. Decidere come disporre del tempo che ci è dato.
    Tempi Morti è il racconto fantasy del reale digitale, un viaggio nello spaziotempo dentro le storture del Mondo Morto internet e social-centrico che tende a un dopo. Il cuore caldo di Tempi Morti è il moto che va dall’immagine, ovvero l’esposizione di sé, all’immaginazione, ovvero la proiezione di sé.
  2. Il sonno (virtuale) della ragione genera mostri.
    L’apatia social appiattita sull’immagine è qui esorcizzata con la satira, la risata (vedi le Recensioni Morte) e il ricorso alla forma letteraria dell’immaginazione: il fantasy, perché il post-reale ha superato la fantasia. Tra mostri e non morti del digitale (raccolti nel Bestiario), una neolingua bastarda d’ascendenza albionica (cui faremo il verso nel Vernacolo Morto) e un nuovo concetto di tempo fuori dal tempo (sospeso, come nei racconti fiabeschi, ma che alla fantasia sostituisce l’abulia da multitasking social).
  3. Alla ricerca del tempo (vivo) perduto.
    Pur incarnandosi, in forma di narrazione crossmediale, nel Mondo Morto in cui viviamo (come Neo, per combattere il Matrix digitale da dentro), il progetto Tempi Morti mira al Post Mortem, a un tempo dopo che sfrutta l’occasione pandemica come spunto per tornare a riflettere sui concetti di umano, immaginazione, conoscenza, etica e sulle storture della virtualizzazione coatta, oggi data per scontata anche nelle derive più morte (dalla dealfabetizzazione alla politica hooligan, dalla vita filtrata alla spettacolarizzazione del vuoto).
  4. Questi artifici ci mantengono in uno stato di banalità elevata.
    Respingiamo l’identità digitale come simulacro che sostituisce l’identità personale fatta di carne, sangue, raziocinio e immaginazione. Riteniamo che il Tempo Morto digitale sia concausa di: derive sociopolitiche fallimentari, complottismo, incompetenza al potere, fratture sociali, scarso interesse per scuola e cultura.
  5. Pillola azzurra, pillola rossa.
    Ci pare che il senso atavico dell’essere umani si celi nel rapporto col tempo, nel nesso tra immaginazione ed evoluzione. Immaginare è un’azione collocata nel presente che fa tendere al futuro, al tempo in cui i frutti del fantasticare, sperare e progettare acquisiranno consistenza. Il tempo dei social e dell’era digitale è un tempo piatto, compresente, ove all’immaginazione si è sostituita la reiterazione dell’eterno show dell’adesso (lo scrolling; il reset dell’orizzonte mentale di giorno in giorno; l’uroboro del racconto per frammenti; la connotazione orizzontale, di superficie, dell’esperienza narrativa, che neanche sfiora l’animo profondo immaginativo). Un Tempo Morto.
  6. Nessun posto è bello come casa mia.
    I tempi morti, qui nel senso di unità minima del tempo emotivamente connotabile, sono cartina tornasole della pasta empatica, razionale ed etica del singolo individuo, che si riflette nel composito sociale. Nelle scelte sulla gestione del singolo tempo morto vive lo spin che attribuiamo al nostro esseri umani: guardare con occhio e cuore dilatato invece di vedere di sfuggita; abitare lo spazio invece di attraversarlo; respirare in profondità e imparare a godere del suono del silenzio, invece di captare attraverso filtri e prestare orecchio all’infinita eco del gorgoglio digitale.
  7. È più facile dominare chi non crede in niente.
    L’Araldo del Tempo Morto è la banalità del male insita in ogni scelta che porta a un impiego dispersivo e non qualitativo del tempo. Il leviatano dei micro-tempi morti che fanno l’esistenza: lo scrolling ipnotico sul treno o in coda dal dottore, i singoli spazi della vita non abitati e lasciati scivolare, il cibo fotografato e non assaporato, un odore perso per condividerne l’involucro, i figli usati come stampella per lo status virtuale.
  8. Ho visto cose che voi umani.
    Lottiamo per il tempo ben speso e canalizzato: una cosa fatta per bene alla volta e goduta fino in fondo.
  9. Ma dov’è che sono? Mi sembra di non stare in nessun posto. Mo se la morte è così… non è mica un bel lavoro.
    Sì alla tecnologia buona, alla tecnologia usata bene e alla tecnologia che fa risparmiare tempo. No alla tecnologia invadente; che deumanizza, rincretinisce.
  10. Suonala Sam. Suona “Mentre il tempo passa”.
    I nostri numi tutelari sono: Tolkien e la sua tensione verso l’umanità migliore; Carpenter e la sua presa di coscienza del Mondo Morto; Howard Hawks, Michael Curtiz, John Ford, perché nessuno racconta storie come i grandi del cinema classico e perché nel grande racconto di storie risiedono enormi verità sull’essere umani; i videogiochi storici Bioware e Square, in cui trama e sviluppo dei personaggi venivano prima della patina; Voltaire e l’Illuminismo; i Sex Pistols e il punk; Michelangelo e l’Umanesimo (scopri qui l’Empireo).

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Citazioni

  1. J.R.R Tolkien, Il Signore degli Anelli (1955)
  2. Francisco Goya, El sueño de la razón produce monstruos (1797)
  3. Marcel Proust, À la recherche du temps perdu (1913)
  4. John Carpenter, Essi Vivono (1988)
  5. Sorelle Wachowski, Matrix (1999)
  6. L. Frank Baum, Il Meraviglioso Mondo di Oz (1900)
  7. Wolfgang Petersen, La Storia Infinita (1984)
  8. Ridley Scott, Blade Runner (1982)
  9. Federico Fellini, Amarcord (1973)
  10. Michael Curtiz, Casablanca (1942)